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ti amo davvero

Come è nata l’idea del romanzo «Ti amo, DAVVERO» e la collaborazione con la scrittrice Letizia Cherubino?

VETRO «E’ successo tutto per gioco. Letizia si è innamorata del singolo “Lentamente”, ha cercato l’autore della canzone su Internet e l’ha contattato per scrivere un libro a quattro mani: il paroliere ero io. Dopo qualche perplessità iniziale ho accettato la sfida. E se il musicista è diventato a sorpresa romanziere, lei, la scrittrice, ha trovato fonte d’ispirazione nella mia musica. Il romanzo è incentrato sulla storia d’amore tra Andrea, un rampollo viziato che vorrebbe fare il cantante, ma non ha il coraggio di rivelare la sua scelta di vita al padre, e Linda, organizzatrice di eventi che cerca la magia in ogni singola cosa che fa. In fase di scrittura il progetto mi ha anche ispirato una canzone, “Scusa se (Il bacio)”.

Il protagonista porta il tuo stesso nome. Quanto c’è di biografico nel libro?

VETRO «Ho preso spunto dall’adolescente che ero, da quel misto di superficialità e profondità che convivevano nel mio carattere all’epoca. Ovviamente anche io, come Andrea, mi sono trovato a discutere con mio padre perché da grande desideravo fare il cantante. Il biografico finisce qui. Al centro del libro vi è la storia d’amore con Linda, che aiuta Andrea a riscoprire il significato di quello che lo circonda. Insieme a Letizia ci siamo interrogati su quali siano le basi del sentimento e le regole per farlo andare avanti. Abbiamo scoperto che in amore non ci sono regole».

Cosa vuol dire «ti amo, davvero» per i teen-agers di oggi?

VETRO «Vuol dire trovare il senso del rapporto di coppia. Vuol dire non fermarsi alle apparenze – magari alle magie di una cena – e riuscire a emozionare l’altro anche attraverso piccoli gesti. “Ti amo” è la classica cosa che ognuno di noi vorrebbe sentirsi dire, ma è un’espressione scontata, a cui non si dà il giusto peso. E allora, “ti amo DAVVERO”, in maiuscolo. E’ qui che il cuore batte, in una frase che solo piano piano – nel romanzo pagina dopo pagina – acquista significato».

Tratto dall’intervista di Elena Redaelli pubblicata su “il Giorno” del 14 febbraio 2009


…Ti amo.
Ci volevano anni passati e distanze del tempo per arrivare a scrivertelo, anche se – dentro di me, probabilmente – questa verità riposa silenziosa dal primo giorno in cui la vita ci ha concesso di incrociare i nostri destini.
Ti amo.
Ti amo così tanto da non avertelo mai detto.
Ti ho amata e ti amo nell’unica maniera in cui si può amare davvero: rispettando una vita, custodendo segreti, curando distanze perché non faciano male, perché non sconvolgano fragili equilibri e non compromettano vite già scritte.
Quando ti ho incontrata eri legata ad un altro ed io… anche…
La vita però se n’è fregata di tutto – del passato, delle promesse, dei progetti – e ci ha posto l’uno di fronte all’altra per metterci alla prova, per farci crescere, per regalarci l’emozione, un’unica irripetibile emozione, quella che può dare senso ad una vita intera.
Così è stato.
Sono diventato uomo e ho imparato ad amare anche grazie a e.
Sarà che ci siamo conosciuti piano… lentamente…
Voluti bene nella distanza, nel reciproco rispetto.
Mai sfiorati, mai respirati troppo da vicino cosicché il nostro essere – il nostro semplicemente esistere – non sconvolgesse vite intere: le nostre e quelle delle persone al nostro fianco.
Hy… te lo dico ora, dopo un tempo che tempo non è più… io…
Io alla fine non ce l’ho fatta. Io dopo di te ho mollato tutto: matrimonio, vita precaria, false certezze… Ho mollato quando mi hai detto
“Non ce la faccio più”.
Scandito.
“Non-ce-la-fac-cio-più”.
Più che le parole mi aveva colpito l’espressione dei tuoi occhi, mi aveva colpito la tua voce: eri triste, di una tristezza confusa. Forse sarebbe più corretto dire che eri… infastidita.
Che brutta parola infastidita!
Eppure è l’unica che mi viene in mente, la più appropriata credo.
Eri infastidita da una storia che non potevamo vivere liberamente, dal gioco meschino di un destino avverso e da un legame che non potevi ignorare, anzi che volevi proteggere perché costruito nel tempo e vissuto nel giorno dopo giorno.
Ti ho stimata per questo.
Ti ho stimata tanto perchè – nonostante le emozioni, la complicità e l’attrazione che ci hanno sempre legati – nemmeno per un attimo hai pensato di poter tradire. Tradire davvero.
Se non fosse stato per te e per la tua forza, io avrei commesso l’errore più umano: quello della scelta facile, del compromesso, della doppia vita, del non scegliere per non dover rinunciare, del credere di poter avere tutto per poi accorgersi di non avere nulla, di avere perso tutto insomma.
Anche e soprattutto se stessi.
Mi sei sembrata così bella – nella tua coerenza, nei tuoi conflitti, nelle tue paure – da rendermi subito conto che l’unica cosa che avrei voluto veramente (più di tutto, più di te anche) era di non metterti mai più in quella confusa condizione.
Mi sembrava di profanare in un sol colpo tutto quello che comunque non avremmo mai potuto avere. Mi faceva male il solo pensarlo. Così male che… due secondi dopo già non c’ero più.
Ero lontano. Lì dove tu volevi che io stessi. Lì dove era necessario che io mi rifugiassi perché tu potessi tornare serena, in qualche modo felice. Lì, lontano da te. Da te che… sei mesi dopo ti sei sposata.
Ed io?
Beh… io ho divorziato. Giuro. Ho divorziato nello stesso giorno, nello stesso identico giorno. Volevo accadesse così. Per me aveva un senso perchè il mio unico senso eri tu.
Non mi sono pentito, sai? Anche se sciogliere un matrimonio – che non aveva più motivo di esistere dopo te – ha significato rimanere solo, solo nel giorno dopo giorno, ancora più solo sapendo che tu continuavi a respirare in un mondo parallelo che io avrei tanto voluto poter condividere con te. Sono stato bravo?
Ti ho amato abbastanza?
Spero di sì.
Spero abbastanza da aver concesso a te la serenità di un matrimonio felice; spero abbastanza da essere scomparso in silenzio continuando a volerti senza fare rumore; abbastanza da portarti addosso tra ricordi, sogni e note composte solo per te; abbastanza infine da scrivere oggi quello che mai ho potuto dirti…
Ti amo.
E se per l’intero mondo non è abbastanza…
…per me è quanto basta a dare un senso al mondo intero.

Tratto da “Ti amo, DAVVERO” di Andrea Vetralla e Letizia Cherubino

 

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